Ci sono pochi posti a Roma dove si respira l’aria della tradizione come nella pasticceria siciliana Dagnino.

Aperti nel 1955 gli storici locali hanno mantenuta intatta l’atmosfera di quegli anni creata da Alfonso Amorelli (1898-1969) che dipingeva una serie di figure femminili intente nel lavoro dei campi ì sugli specchi della grande sala da tè mentre lo scultore Giovanni Maria Manganelli scolpiva in legno la serie delle donne raffiguranti le città della Sicilia. Contemporaneamente, negli ambienti del caffè, Herta Schaeffer, moglie di Alfonso Amorelli, realizzava invece i grandi pannelli astratti.

Gli ambienti hanno mantenuto intatto il loro fascino tanto all’interno, nelle due sale dove è possibile fermarsi per un caffè, uno spuntino o un lunch, quanto all’esterno, tra i tavoli della Galleria e le grandi vetrine che offrono una selezione dei prodotti e delle confezioni regalo divenute originali spazi espositivi in occasione delle mostre di arte contemporanea come la serie “Sottovetro” curata da Pier Paolo Pancotto tra il 2003 e il 2007.

La tradizione

Una tradizione ancora viva grazie alle antiche ricette siciliane, tramandate a voce e appuntate in preziosi fogli di carta che a mano a mano hanno creato un vero e proprio archivio di ricette, istruzioni e indicazioni sul peso e la quantità degli ingredienti, sulla scelta delle mandorle e dei pistacchi, sull’impasto della ricotta, sull’uso degli stampi in rame, gesso e terracotta per la preparazione di antiche cotognate con l’immagine santa, agnelli pasquali, colorati tronchetti di gelato di campagna, pupi di zucchero e frutti di martorana realizzati seguendo l’antica ricetta della “pasta reale”.

Immancabili ogni giorno i classici cannoli, come le cassatine di diversa misura, le paste al cedro e alla ricotta, oltre ai tanti biscotti della tradizione siciliana, dai “Sultanini”, ai famosi “Reginella” al sesamo da degustare d’estate insieme al passito, ai bocconcini di mandorla e pistacchio.
Tradizionali anche le ricette al cacao: dalla torta Savoia alla Ottoveli oltre ad una degustazione della cioccolata di Modica.

Le feste come l’alternarsi delle stagioni sono caratterizzate dalla presenza di dolci antichi riproposti ogni anno; il biancomangiare e “gelo di mellone” d’estate da assaporare insieme a tronchetti di gelato alla mandorla e alla cassata “gelata”, il panetto di pasta di mandorla per preparare il dissetante latte di mandorla, le olivette di Sant’Agata da mangiare prima e dopo la festa della santa patrona di Catania tra gennaio e febbraio, la famosa “cuccìa” da gustare il 13 dicembre in ricordo di Santa Lucia e dell’arrivo di quel miracoloso carico di grano che salvò dalla carestia Siracusa e le sue campagne, alle scrozette di arancia candita oltre a una selezione di frutta gelata e candita da offrire a Natale ma anche da usare in casa prima di Pasqua nella preparazione dei dolci per la settimana santa.

D’estate, ma non solo, la pasticceria si arricchisce dei dolci “ghiacciati” e dei gelati dai gusti classici delle creme a quelli alla frutta sino alle specialità del gelato alla mandorla e al pistacchio di Bronte da degustare al cono, in coppetta o nelle classiche brioche secondo la tradizione siciliana. Imperdibili le granite e le cremolate di gelsi, arancia, limone e mandorla.

Legata alla tradizione anche la gastronomia, quella da mangiare “alla mano”, come a Palermo, o da assaggiare seduti davanti alla tavola. Inevitabili le arancine, le panelle di ceci, la piccola rosticceria così come i grandi timballi di anelletti, la pasta alle sarde, la celebre caponata, gli involtini di pesce spada e il pane di San Giuseppe.
La mattina, insieme al caffè, i più classici dei lieviti italiani insieme alle “iris” fritte e al forno, ricolme di ricotta, come a Palermo.

Nei film e nella cultura di Roma

Ettore Scola ricorda nella pellicola “La Famiglia” del 1987, un ritratto della borghesia romana degli anni dalla Belle Epoque agli anni ‘80, come “i dolci di Dagnino fossero un immancabile ingredienti nei pranzi domenicali” delle famiglie romane.

Così come il regista e attore Michele Placido sceglie gli ambienti di Dagnino come una delle location per il suo “Grande Sogno”, film del 2009.

In uscita nel 2020, il lungometraggio di Daniele Luchetti “Lacci”, ambienta negli spazi di Dagnino scene del film.